Daniela parla con le piante

Daniela parla con le piante

Nicoletta

La prima volta che Daniela mi ha raccontato del corno di vacca, ho pensato che mi stesse prendendo in giro.

Mi spiegò che, secondo l'agricoltura biodinamica, in autunno si riempie un corno di vacca con del letame. Lo si sotterra per tutto l'inverno. E in primavera lo si dissotterra per preparare un composto da distribuire nei campi.

Ricordo di averla guardata pensando: "Daniela... davvero?"

Lei sorrise. Per lei era la cosa più normale del mondo.

Non so se un corno di vacca possa davvero fare la differenza. So però una cosa. Daniela dedica ai suoi campi un'attenzione quasi commovente. Ogni pianta viene osservata. Ogni stagione ha i suoi tempi. Ogni raccolto è diverso dal precedente.

È il motivo per cui, quando passeggi con lei, non ti parla mai di produzione. Ti parla del terreno. Degli insetti. Della pioggia. Del vento.

E quando arrivano le more, non le coltiva. Le raccoglie una a una lungo i rovi spontanei. Le pere, invece, arrivano da alberi di una varietà antica che qui rischiava di scomparire: la Pietargliekagl.

Forse è questo che mi piace di Daniela. Che tu creda o no alla biodinamica, dopo cinque minuti passati con lei capisci una cosa. Non sta cercando il modo più veloce per coltivare. Sta cercando quello che, secondo lei, è il modo più rispettoso.

Due suoi vasetti raccontano meglio di tante parole il modo in cui guarda la sua terra: la conserva di pere Pietargliekagl e quella di more di rovo selvatiche.

Nicoletta
Pollino D'Oro

Questa lettera è arrivata prima agli iscritti del Branco, la newsletter di Pollino D'Oro.

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