Olio spremuto a freddo

Questo è un olio da finire

Nicoletta

Tra poco arriverà l'olio nuovo. E io non vedo l'ora.

Avrà quel colore quasi esagerato delle prime settimane. Profumerà di verde. Sarà più intenso. Più amaro. Più pungente. E farà quella cosa meravigliosa dell'olio appena franto: si farà notare.

Ma prima c'è una cosa decisamente meno poetica da fare. Dobbiamo fare spazio. Perché l'agricoltura funziona così. C'è un raccolto. Poi ne arriva un altro. E quello nuovo non rende improvvisamente meno buono ciò che abbiamo già prodotto.

A volte abbiamo uno strano rapporto con i prodotti agricoli. Aspettiamo con entusiasmo il nuovo raccolto e, appena arriva, quello precedente sembra appartenere al passato. Ma la natura non funziona come una nuova collezione di vestiti. L'arrivo delle olive di quest'anno non cancella quelle dell'anno scorso.

Per ottenere 10–12 litri dell'Olio delle Ninfe di Angelo Adduci servono circa 100 kg di olive. Qualcuno ha curato quegli alberi. Ha aspettato. Ha raccolto quei frutti. Li ha portati al frantoio e li ha fatti spremere entro poche ore. Quel lavoro è già stato fatto. Quell'olio esiste già. E adesso va mangiato.

Anche perché nel frattempo è cambiato. L'olio nuovo è meraviglioso, ma non necessariamente è quello che piace di più a tutti. Con il tempo il profilo si fa più morbido. Meno irruento. Più discreto.

Per tantissime cose potrebbe essere esattamente quello che vogliamo. Per le patate al forno. Per una padellata di verdure. Per condire il pesce. Per l'insalata. Per una fetta di pane con pomodoro e origano. Per tutte quelle volte in cui facciamo quel giro di bottiglia in più.

Questo non è l'olio da tenere sei mesi in dispensa aspettando l'occasione giusta. È esattamente il contrario. È un olio da aprire, da versare, da usare ogni giorno. Un olio da finire.

E quando avremo finito? Speriamo di sentire già il rumore del frantoio. Perché forse è questa la cosa che mi piace di più dei prodotti agricoli. Non finiscono davvero. Finisce un raccolto. E ne comincia un altro.

Nicoletta
Pollino D'Oro

Questa lettera è arrivata prima agli iscritti del Branco, la newsletter di Pollino D'Oro.

Torna al blog